Nebbiolo
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Nebbiolo

Le prime notizie di questo vitigno risalgono al XIII secolo. Secondo alcuni autori il nome deriverebbe da nebbia, in quanto i suoi acini, velati dall’abbondante pruina, sembrano circondati da una fitta nebbia, mentre secondo altri sarebbe in relazione alla tardiva maturazione dell’uva, che obbliga spesso a vendemmiare al tempo delle nebbie autunnali. Infine, una versione più antica farebbe derivare il nome nebbiolo da nobile, poiché da questo vitigno si ottiene vino generoso e gagliardo. Questo vitigno è diffuso in aree ben delimitate, piemontesi, lombarde e valdostane. Ha foglia media o grande, di forma tra pentagonale e orbicolare, trilobata, pagina superiore glabra, di colore verde bottiglia opaco; grappolo medio o grande, piramidale, allungato, un po’ compatto, alato, spesso con un’ala molto pronunciata; acino medio, rotondo e a volte ellissoidale, con buccia sottile ma resistente, molto pruinosa fino a sembrare grigia, di colore violaceo scuro. La maturazione è tardiva, da metà a fine ottobre.

Mai come per nessun altro vitigno italiano si può parlare di legame con il territorio, tanto che al di fuori di Piemonte e Lombardia, il Nebbiolo fatica molto, non solo a trovare un’identità precisa, ma anche soltanto ad attecchire. Tutte queste difficoltà derivano dalla fragilità della pianta, ma anche dalla lunga maturazione dei grappoli, che hanno bisogno di calore, altitudine compresa tra i 300 e i 450 metri—non di più altrimenti il freddo rallenta la maturazione—e buona ventilazione per evitare che gli stessi grappoli, molto compatti, vengano aggrediti dalle muffe o gonfiati dalle piogge autunnali. Il metodo tradizionale prevede solo i grappoli migliori, una macerazione molto lunga per estrarre grande carica polifenolica e affinamento in botti grandi per permettere ai tannini e a tutto questo estratto di evolvere in vini austeri, tannici, dal frutto rotondo, ma che raramente escono sul mercato pronti per essere bevuti, o almeno sono pronti da un punto di vista enologico.

Dal Nebbiolo si producono due dei più pregiati vini di tutta Italia: Barolo e Barbaresco, i cui nomi vengono da due piccoli villaggi nel cuore delle Langhe, poco distanti da Alba, dove si suppone il vitigno sia nato. Inoltre, alla sinistra del fiume Tanaro, che taglia in due la parte meridionale del Piemonte, abbiamo il Roero, una zona in costante ascesa per la produzione di Nebbioli di alta qualità, che non sono blasonati e strutturati come quelli delle Langhe, ma offrono una bevibilità eccellente. 

Altre realtà da prendere in considerazione sono Ghemme e Gattinara, due minuscole oasi tagliate dal fiume Sesia, nel nord del Piemonte, tra Vercelli e Novara. Qui il Nebbiolo è chiamato Spanna e lo si trova in blend con la Vespolina e per quanto siano piccole le produzioni non mancano le sorprese, grazie a dei suoli meno pesanti-argillosi, ma più rocciosi e anche a diverse condizioni climatiche—escursione termica—che affilano i vini, favorendo finezza di bouquet e sfumature minerali, piuttosto che la concentrazione dei tannini. 

L’altitudine si fa ancora più estrema quando parliamo di Carema, un comune al confine con la Valle d’Aosta, che dà il nome ad una produzione di grande spessore, ma limitata. Qui il Nebbiolo è chiamato Picoutener o Picotendro. Lo stesso scenario di ripidi terrazzamenti intagliati tra le montagne, si ha in Valtellina, l’unico vero baluardo del Nebbiolo, qui chiamato Chiavennasca, al di fuori del Piemonte. Anche in questo caso stiamo parlando di una produzione di nicchia. Il fatto che l’affinamento minimo sia di soli 25 mesi ci fa capire che le uve non hanno e non puntano alla stessa ricchezza polifenolica di quelle piemontesi, ma compensano in acidità e profondità di profumi grazie ad una escursione termica notevole. Da ovest ad est abbiamo il Sassella, il vino di punta, dai tratti molto fini, Grumello fresco e con note minerali, l’Inferno che forse è il più robusto e scorbutico, e infine il Valgella, più leggero, con tanti fiori. Ottimo anche lo Sforzato di Valtellina, Sfurzat, vino prodotto dai migliori grappoli raccolti e poi fatti appassire per tre mesi sui graticci, a cui segue una lunga vinificazione per estrarre tutto il possibile dalle bucce di Nebbiolo e almeno 12 mesi di affinamento in botte. Da notare i nomi molto evocativi dei vini, che richiamano le fatiche a cui i contadini si devono sottoporre.

Sinonimi: chiavennasca, nebbiolo del Piemonte, nebbiolo di Carema, nebieu, nebieul, nebiolo, picoutener, prunenta, spanna.