Gaja 
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Gaja 

Al vertice del mondo enologico italiano da più di mezzo secolo, la cantina di Angelo Gaja, nata nel 1859 a Barbaresco, nel cuore delle Langhe, ha da subito fondato il proprio successo sul principio fondamentale della ricerca della qualità. Localizzata in una delle regioni più vocate per la produzione di grandi vini, il Piemonte, dove regna il Nebbiolo, è cresciuta sviluppando le potenzialità del terroir attraverso la passione e la competenza dei componenti della famiglia Gaja. A cominciare dal nonno, Angelo Gaja, che negli anni '60 ha dato il via al rinnovamento della tradizione, importando nuove tecniche produttive come l'abbattimento della produttività, l'introduzione della fermentazione a temperatura controllata e l'uso della barrique. Il sensibile sviluppo dell’azienda vitivinicola avviene con il Giovanni, che amplia il patrimonio di vigneti acquistando anche quelli che oggi rappresentano i gioielli di famiglia, i cru Sorì San Lorenzo, Costa Russi, Sorì Tildin e Darmagi, dai quali Angelo ha poi creato i suoi capolavori, ovvero i tre Barbaresco omonimi e il Langhe DOC di taglio bordolese. Giovanni Gaja è stato per il figlio una figura importantissima, in azienda fino al 1983, ma costantemente al suo fianco fino alla scomparsa, nel 2002. Tutta la famiglia è coinvolta nella filiera; le dimensioni dell’azienda sono umane, così come la sua organizzazione. Oggi il brand consta di 92 ettari di proprietà condotti nel pieno rispetto della natura e vanta  una produzione di circa 350.000 bottiglie annue. Gaja non è solo Piemonte, ma anche Toscana. A metà anni ’90, il nome Gaja era già popolare nel mondo e i vini molto richiesti; ciò nonostante Angelo non voleva aumentare la produzione. Pensò perciò di convogliare il proprio entusiasmo ela propria energia verso un’altra grande regione vitivinicola, la Toscana. E qui punta su due comuni molto forti nel vino, Montalcino, dove nel 1994 acquista la tenuta Pieve Santa Restituta, e Castagneto Carducci, nel bolgherese, patria del Sassicaia, dove nel 1996 avvia un progetto ancora più ambizioso che risponde al nome di Ca’ marcanda: 100 ettari vitati e una cantina completamente interrata, sul cui terreno sovrastante sono stati piantati 300 ulivi. Anche questa, come tutte le cantine di Gaja, è opera dell’architetto astigiano Giovanni Bo e qui vi nascono vini di taglio bordolese ma con personalità non certo minore ai Barbaresco come Promis, Magari e Camarcanda.